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La columna semanal de
Carlos Alberto Montaner

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“Se estima que su columna sindicada es leída por seis millones de personas. Sus opiniones hacen que tiemblen políticos en España y América Latina ... Mantendrá su posición como uno de los más respetados periodistas de la región”.
‘The Powerful 100’, Poder, marzo de 2003.

“His syndicated column is read by an estimated 6 million readers. His opinions make politician in Spain and Latin America tremble … He will maintain his position as one of the region’s most respected journalist”.
‘The Powerful 100’, Poder, March 2003.


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La fine della proprietà privata in Venezuela

E’ iniziato l’assalto alla proprietà privata in Venezela. La scusa è l’eliminazione delle fabbriche e dei latifondi che si presumono improduttivi. Giacché queste aziende non generano ricchezza o posti di lavoro con l’intensità che il Presidente desidera, il governo le espropria. Una volta in mano allo Stato, il signor Chàvez, sempre molto generoso con le entrate del petrolio o con le tasse che i venezuelani pagano, inietterà loro capitale e le dotarà di migliaia di lavoratori che avranno stipendi copiosi. Queste aziende, naturalmente, perderanno ingenti quantità di denaro, ma per la mentalità rivoluzionaria questo è un dato insignificante. Le perdite saranno coperte con l’abbondante denaro pubblico, mentre si creerà una moltitudine di bocche grate che, presumibilmente, si sommeranno al bando rivoluzionario. E’ questa esattamente l’essenza del populismo.

Le conseguenze economiche di questa stupidaggine è l’impoverimento collettivo della società. Più aziende pubbliche perderanno soldi, più povera diventerà la società che le deve sostenere. Per quale motivo penserà il signor Chàvez che i paesi comunisti erano immensamente miserabili? Quelle migliaia di aziende zeppe di lavoratori innecessari, gestite da burocrati apatici che si dedicavano a ripetere slogan politici, governate inflessibilmente da prezzi controllati, finiscono inevitabilmente nel disastro generale. Questo lo ha spiegato inutilmente Ludwig von Mises a Lenin in un libro titolato Socialismo pubblicato nel 1922, quando la rivoluzione bolscevica aveva appena esordito.

Non gli fecero caso. Ma non perchè i comunisti non capissero i ragionamenti impeccabili dell’economista austriaco, bensì perchè la decisione di impossessarsi della proprietà privata era ideologica e non economica. Marx, che era un profeta illuminato, aveva assicurato che al cambiare il regime di proprietà (la struttura) si sarebbero modificate la mentalità sociale e le istituzioni (la superstruttura), dando origine all’apparizione dell’uomo nuovo, una virtuosa e solidale creatura che costruirebbe il paradiso in terra. A Lenin non importava nulla se tutte le aziende sarebbero affondate: quello che aspirava era avere una massa di sovietici obbedienti per mettere così a prova le pazze teorie di Marx e inoltre, per governare despoticamente come l’implacabile autocrate che era.

Chàvez, condotto per mano da Castro, suo carissimo mentore, va esattamente sulla stessa strada. Dietro allo smantellamento della proprietà privata non c’è la ricerca dell’efficienza economica bensì il controllo politico. Dove non c’è proprietà privata è impossibile la ribellione o la semplice disobbedienza civile. Dove lo Stato è il padrone dei mezzi di produzione, la società china servilmente la testa perchè il governo controlla il suo modo di alimentarsi e perchè ogni azienda diventi un gradino in più della catena repressiva. Questo spiega come nessuna dittatura comunista sia sparita a causa di una massiccia ribellione popolare. Il cittadino nelle mani dello Stato è un essere indifeso. Coloro che ricordiamo con chiarezza il processo che ha portato alla caduta del Muro di Belino lo sappiamo benissimo: il comunismo è collassato quando i tedeschi hanno cominciato a correre verso le frontiere e Gorbachov si è negato a sparargli. Non correvano verso le caserme per prendere il potere ai militari e nemmeno verso gli uffici del partito per sfidare i funzionari della dittatura. Cercavano di scappare, non di lottare, perchè l’esperienza, a parte una manciata di eroi dissidenti, li aveva addomesticati.

L’obiettivo di eliminare la proprietà privata inVenezuela è questo: iniziare l’ accerchiamento della società per poterla sottomettere senza misericordia. Le istituzioni si convertiranno in stalle. I venezuelani saranno controllati nei loro quartieri dai circoli bolivariani e nelle aziende lavoreranno sotto l’occhio attento e implacabile del sindacato governativo. Le famiglie, spaventate, si disgregheranno in parti tra di loro ostili. Il parlamento a sua volta, detterà le leggi necessarie per assoggettarli con una briglia forte, mentre i tribunali, docili all’autorità del governo, saranno implacabili con qualsiasi trasgressore di norme deliberatamente vaghe e imprecise in modo che le sanzioni si possano imporre d’accordo con le necessità congiunturali della rivoluzione.

Quando si sarà chiuso il cerchio del terrore, non ci sarà stampa libera ne si sentiranno altre voci di protesta che i gemiti delle vittime. Quello che veramente sarà terribile sarà l’indifferenza generale davanti a fatti mostruosi. E’ sempre stato così.

2 Ottobre, 2005

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